
Storia di un marchio Richard Ginori 1735 è il leader italiano della produzione di porcellane per la tavola e di porcellane artistiche. Il Gruppo, forte di una tradizione manifatturiera di oltre 270 anni di storia, commercializza i propri prodotti con i marchi Richard Ginori per il ‘tableware’ di gamma alta, e il marchio Capodimonte per la porcellana artistica. Inoltre, la manifattura Richard Ginori 1735 ha un intera linea di produzione destinata al canale hotellerie, contract e torrefazioni.
Il marchio Richard Ginori, storicamente associato al nome di grandi esponenti dell’architettura, del design e della moda, si è imposto al mercato come icona di stile made in Italy. Dagli anni ‘30 in cui Gio Ponti, rinnovò forme e decori all’insegna dell’Art Deco, a Giovanni Gariboldi che negli anni ’50 introdusse le forme compatte e impilabili, agli anni ’90 che videro i contributi di Castiglioni, Mari, Rossi, Mangiarotti, custoditi al Museo di Doccia, ai servizi di Sergio Asti, di Giugiaro e di Albini-Helg-Piva, allo sviluppo di un nuovo concept di segni e colori con Folon nel 1995, all’alleanza con la maison Missoni per la creazione di Tableware Missoni Home,fino alla collaborazione con Paola Navone oggi art Director della Manifattura, il marchio Richard Ginori testimonia, da sempre, l’arte di coniugare tradizione e modernità con un’attenzione particolare all’evoluzione delle esigenze del mercato e del gusto dei consumatori.
Richard Ginori 1735 mantiene un forte legame con il territorio. Dal 1958 Sesto Fiorentino ospita l’antico opificio, che si ispira alla laboriosità delle botteghe di pittura rinascimentali, e il prestigioso Museo della Manifattura di Doccia, una tappa obbligata per gli amanti dell’arte e della porcellana.
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Quella del filettatore è forse una delle più complesse abilità all’opera presso la manifattura Richard-Ginori.
La sottile fascia colorata o metallica che orna i bordi delle stoviglie, oppure i piedi, i manici, i pomelli e i beccucci degli oggetti più articolati, deve necessariamente avere uno spessore uniforme e costante in ogni pezzo. Per mantenere una regolare equidistanza dal bordo dell’oggetto da filettare, il filettatore si serve del medio e dell’anulare della mano con la quale trattiene il pennello.
L’uso del tornio ruotante agevola l’operazione sulla cosiddetta “tonderia”, mentre sulle forme centinate o complesse si interviene sempre a mano libera, seguendo magistralmente anche i profili più mossi.
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Dopo la prima cottura, il biscotto viene immerso in vasche contenenti la vetrina liquida, cioè quella vernice incolore e trasparente, che donerà al corpo dell’oggetto il suo caratteristico aspetto esterno brillante e vetrificato.
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La porcellana, per diventare tale deve subire due fuochi, ovvero un doppio passaggio nei forni, il primo a 1000° C per consolidare il corpo, il secondo a circa 1400 °C , per vetrificare la vernice con cui questo viene ricoperto.
Nel corso della cottura nel forno vernice gli oggetti subiscono un restringimento che mediamente raggiunge il 15 % del volume. Nel caso in cui la porcellana sia decorata, inoltre, essa necessita di ulteriori cotture, in numero variabile a seconda della complessità della decorazione.
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Lo sbozzo è la prima fase del processo di pittura su porcellana. Seguendo la traccia dello spolvero e usando i pennelli appropriati, con i colori preparati ed eventualmente mescolati per ottenere una più ampia gamma di sfumature, il pittore procede a segnare i contorni, campire le superfici, distinguere i piani, nella maggior parte dei casi copiando fedelmente un modello recuperato negli archivi della manifattura.
Nel caso di decori particolarmente complessi e raffinati, e soprattutto quando non è possibile ottenere immediatamente l’effetto desiderato anche a causa del diverso comportamento dei colori in cottura, il pittore interviene sopra allo sbozzo, talvolta già fissato dal fuoco, con differenti passaggi di rifinitura e di ritocco.
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Al termine delle minuziose operazioni di guarnitura, il manufatto in porcellana viene lisciato con una spugna umida, così da uniformarne la superficie e da eliminare le piccole imperfezioni, quali sbavature o impercettibili residui della lavorazione, che la cottura trasformerebbe in irrimediabili difetti.
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